Inconsumazione

Scioglimento del matrimonio a Roma

Il matrimonio può essere sciolto perché, benché valido (rato), non è stato consumato o per privilegium fidei nelle sue forme del privilegio petrino e del privilegio paolino. Il matrimonio inconsumato, o meglio rato et non consummato, è più frequente di quanto non si sospetti nei paesi occidentali e in Italia.

Scioglimento per inconsumazione

 Il matrimonio è rato quando le parti consapevoli, libere e sincere abbiano espresso il loro consenso nella forma prevista dal loro credo e dal loro rito, ma potrà essere “sciolto”, con atto discrezionale del Santo Padre, qualora non ci sia stata la copula coniugale ovvero quando mai, durante la convivenza matrimoniale, l’uomo abbia penetrato la moglie introducendo nella sua vagina il membro eretto ed eiaculando in essa. Oppure, quando questa unione è avvenuta esclusivamente con stupro o sotto l’effetto di sostanze obnubilanti (droghe, alcool ecc.). 

La procedura di dispensa

La parte che intenda chiedere la dispensa per rato et non consummato dovrà presentare la sua domanda al tribunale diocesano del luogo in cui ha il domicilio. Qui avverrà un’istruttoria attenta e scrupolosa volta a verificare primariamente la dichiarata inconsumazione e subordinatamente l’assenza del pericolo di scandalo tra i fedeli. Non è prevista la presenza di un avvocato, ma è opportuno affidarsi ad un giureconsulto per la stesura della domanda e dei documenti da allegare a questa.

I costi e le tempistiche

I costi del tribunale diocesano si aggirano sugli 800€ per la fase diocesana e altrettanti per la fase finale davanti alla Rota Romana. A questi si aggiungerà l’eventuale onorario dell’avvocato rotale che aiuterà la parte nella presentazione della sua supplica. Mediamente, il processo dura circa 1 anno. Il decreto con il quale è concessa la dispensa pontificia non è delibabile dai tribunali italiani. 
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